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IL SIGNOR BRUGOLA, MADE IN ITALY NEL MONDO

16/02/2015

Addio al signor Brugola, esportò in tutto il mondo il Made in Brianza Era figlio di Egidio, classe 1901, l’inventore della vite per antonomasia.
Nel 1964 aveva ereditato la bottega fondata nel 1926 in una antica corte di Marco Mologni Giannantonio Brugola davanti al busto del padre (foto Ipp) Giannantonio Brugola davanti al busto del padre (foto Ipp) 
Biro, Gillette, Diesel, Bic. E Brugola.
Pochi al mondo, insieme a lui, avevano il privilegio di prestare il proprio nome a un oggetto di uso comune.
Nessuno come lui era riuscito a portare il «genio» del «Made in Brianza» nel mondo.
Fino a sabato, quando è morto, stroncato da un male incurabile. Ora l’azienda sarà guidata dal figlio, Egidio. In tanti anni di lavoro, Giannantonio è riuscito a trasformare la ditta di famiglia in una multinazionale da 120 milioni di euro. Sette milioni di viti prodotte al giorno, in 800 modelli diversi, vendute a 42 aziende di motori in tutti i cinque continenti. 
Le Officine OEB a Lissone 
Una vite su cinque al mondo porta oggi il marchio Brugola. Un’azienda che esporta la quasi totalità della sua produzione. Ma, nello stesso tempo, rocciosamente radicata nella propria terra.
La celebre «Vite con testa a incavo esagonale» - citata anche nel dizionario Zingarelli – avrebbe potuto essere prodotta in qualunque Paese del Terzo Mondo. E invece, niente. Tutte le 2 miliardi e mezzo di viti Brugola prodotte all’anno vengono prodotte a Lissone. In quasi novant’anni di attività, mai una localizzazione. Unica eccezione, pochi giorni fa: il 12 febbraio scorso è stata stampata la prima vite Brugola «Made in Usa», in uno stabilimento ultramoderno aperto nel Michigan. Non è stata una vita dorata, quella di Giannantonio Brugola. Aveva iniziato a occuparsi dell’azienda fin dall’età di 16 anni, quando era morto il padre. Aveva fatto il liceo classico e si considerava un imprenditore umanista: parlava cinque lingue, aveva letto migliaia di libri. Si era affrancato dalla leggendaria figura del geniale fondatore all’insegna della creatività e dell’alta tecnologia. Nel suo austero ufficio di via Dante ci sono scaffali stipati di libri di letteratura e un mappamondo con tante bandierine puntate: una in ogni luogo dove sono vendute le viti Brugola. Tra i tanti, un motivo d’orgoglio: lui, ammiratore della cultura tedesca, non aveva mai venduto alla Volkswagen e aveva battuto il suo principale concorrente globale in un importante appalto. Un tedesco, naturalmente. Il suo vanto era la qualità «totale»: solo una o due viti ogni milione sono tornate indietro perché difettose. Il motto dell’azienda «Spirit of Excellence» l’aveva creato lui stesso, e lo aveva declinato all’insegna della passione, e dell’hi-tech:
«Questa azienda – amava dire – è il risultato di una sfida appassionante, che ha richiesto applicazione, coraggio, ricerca, attenzione, pazienza, innovazione, e nella quale ho speso una vita. Abbiamo realizzato una tecnologia all’avanguardia che ci permette di fornire all’azienda automobilistica viti speciali, dette fastener, che migliorano il serraggio dei motori». In tanti anni, mai un operaio licenziato, mai un minuto di cassa integrazione. Pochi giorni fa l’azienda – in accordo con i sindacati - ha aggiunto un premio di 1000 euro a ogni lavoratore.
Altri 300 li aveva voluti aggiungere lui, Giannantonio Brugola, in persona.


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